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Il romanzo di Boylan "Killoyle" è stato pubblicato in italiano nel 2013 da Nutrimenti Edizioni, Roma.

Sinossi di Killoyle

A Killoyle scorre placido il tempo intorno alla Spudorgan Hall, il locale albergo abbarbicato a guardia di una piccola comunità che divide pigramente l'esistenza tra il pub e la chiesa, in cerca del conforto di una pinta o dell'assoluzione. E mentre Milo Rogers, arruffato sognatore e sedicente poeta, arranca nell'incertezza economica e sentimentale, Kathy Hickman affronta la sua vedovanza tra fugaci consolazioni e foschi documentari in tv. All'ombra delle guglie di Sant'Oinsias, invece, padre Doyle affoga nel whiskey la nostalgia per gli anni verdi del noviziato a Roma, ignaro delle abitudini del suo parrocchiano Wolfetone Grey, che di giorno conversa appassionatamente con Dio e di notte fa telefonate anonime ai suoi concittadini. Ma quando il sordido Tom Maher insidia le certezze di Emmet Power, amministratore della Spudorgan Hall, la tranquilla routine di Killoyle sembra fatalmente destinata a infrangersi.

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                  LA VITA DI BOYLAN

Le radici di famiglia di Roger Boylan sono in Irlanda e l'area di New York. Cresciuto tra l'Irlanda e la Svizzera (con alcuni passaggi a Parigi e Roma), ha frequentato l'università a Coleraine e a Edimburgo, studiando storia d'Irlanda, filologia romanza, storia delle religioni e soprattutto, come ha dichiarato in un'intervista, interni dei pub. Prima dei trent'anni ha fatto ritorno in America, dove ha lavorato come barman, traduttore, insegnante, scrittore tecnico e redattore editoriale. Attualmente vive in Texas, è docente alla Western Connecticut State University, e collabora con la Boston Review e la New York Times Book Review.

Killoyle è il primo volume di una trilogia che ha ottenuto importanti riconoscimenti critici negli Stati Uniti e un notevole successo in Germania.  Farmaci generici per il trattamento di impotenza acquisto viagra nella nostra farmacia senza ricetta. 

"Killoyle . . . è un esilarante, infuocato, corrosivo romanzo che fa la parodia ai testi dei grandi scrittori e contiene in ogni nota a piè pagina una risata."                                                           Il Sole 24 Ore

"Killoyle è un brillante e divertente romanzo."                                                                                                  SoloLibri.net


A quanti sarà capitato di essere stati ripresi dal proprio capo che affacciandosi alla porta dell’ufficio abbia urlato: “.. allora, che cavolo combini là dentro, scrivi un romanzo?”. A Roger Boylan, sì: impiegato a quel tempo alla Manhattan Bank, era esattamente ciò che stava facendo.

Lo scrittore americano alto, possente e dalle guanciotte piene e rosee, iniziò così a metter sui fogli le storie di Milo, Murphy, padre Doyle, scrivendole con puro divertimento personale. E’ lo stesso divertimento che contagia e cattura il lettore, rendendolo partecipe alle vicende dei protagonisti della storia.

Nella cittadina immaginaria nella piana di Dublino, Killoyle, la vita è tranquilla, il tempo scorre lento e la piccola comunità si ritrova la sera al pub e la mattina in chiesa per la confessione. Boylan inizia il suo racconto narrando lo sconvolgimento e le riflessioni di alcuni degli abitanti di Killoyle, in una notte di tempesta con lampi, tuoni e quel vento forte che agita i rami degli alberi, e forse non solo quelli.

Come il castello di Dracula, o villa Bates in Psycho, la Spudorgan Hall spiccava sul suo desolato rilievo in cima a una scarpata minacciosa, illuminata dal bagliore dei fulmini che si alternava ai rimbombi di barile vuoto e a qualche asmatico schiarimento di gola di un tuono lontano ma incombente. Era una fase piacevole dell’equinozio d’autunno, soprattutto se spiata da dietro le tende di pizzo o le serrande tremolanti.

Ci si rintana a bere birra dove si può, al pub o in casa, quando fuori diluvia. E’ ciò che sta pensando Milo, seduto nella poltrona di casa sua. Milo Rogers è capocameriere allo Spudorgan Hall oltre che un poeta sognatore. Durante l’ultimo anno di studi al Trinity perse letteralmente la testa per Martine, una francesina dalla pelle di miele. A giugno Martine ritornò a Lione mentre Milo non superò la prova finale di Storia dell’Europa, non riuscì più a laurearsi e partì per Londra a spillare pinta e per New York a fare il muratore.

… era un tipo come tanti, più comune a Dublino o a Cork che in piccolo posto come Killoyle: lo studente o mezzo intellettuale sfigato, che proclamava indifferenza per le appartenenze ma curava con attenzione la propria immagine bohémienne, indurito da un cinismo preso a prestito, forte bevitore e sognatore incallito.

Rientrato in Irlanda, l’amministratore dello Spudorgan Hall, Emmet Power, non volle perdere l’occasione di avere un cameriere colto alle sue dipendenze. Milo vive alla buona, sempre costretto com’è per mancanza di soldi, a guardare dietro l’angolo prima di avventurarsi in strada, perché terrorizzato dall’incontrare il suo padrone di casa, Tom‘ il greco’ Maher, un uomo apparentemente schietto e gioviale, ed incline a indossare stupendi maglioni delle Isole Aran e cappelli di tweed del Donegal.Quella sera di tempesta, che non avrebbe visto per strada neanche un cane, Murphy, il suo migliore amico e instancabile casanova, nonché capobarman allo Spudorgan Hall, lo raggiunge a casa, occupandone il divano e dando il via ad una grande e memorabile sbronza.

Segue una tipica scena di ospitalità irlandese: fuori la bufera che infuria, dentro, la birra che cala.

La giovane e bella vedova Kathy, quella notte, aspetterà invano l’arrivo di Murphy. Capelli biondi, naso dritto alla normanna, di robusta costituzione come una ragazza di campagna, vestita nello stile delle cittadine dublinesi, con discreta istruzione, non si scoraggia. Saprà attendere nuove opportunità.

La tempesta finirà e il sole che fa girare le ruote d’oro alzerà il sipario del cielo. Malgrado le apparenze, pensava, il clima irlandese è uno dei più grandi doni di Dio a questo paese avvezzo alla sofferenza.

Nella piccola cittadina, con la tempesta che infuria, fra i suoi abitanti c’è ancora qualcuno che sta imprecando per tutta quell’acqua che cade giù: è padre Doyle. Pensa che sia la serata giusta per annegare nel whiskey la nostalgia di Roma e concedersi una fumatina di nascosto. Non riesce proprio a dimenticare il suo noviziato e quegli anni giovanili trascorsi nella stupenda e accogliente Città Eterna. Vorrebbe essere richiamato a Roma, magari in punta di morte, è il suo ultimo desiderio, avrebbe così la certezza di essere veramente in paradiso.

“ - Dubito, quindi credo, dichiarò al secondo bicchiere di Jameson, offuscando la luce della sua lampada da scrittoio con ulteriori esalazioni di fumo. Si concesse Arrivederci Roma, con tono affilato di un controtenore. – Fanculo, strillò e la tosse ebbe il sopravvento, si limitò quindi a borbottare esaminando le immagini mentali della cara vecchia Roma e della giovinezza che vi aveva lasciato.”

Killoyle è un brillante e divertente romanzo, nel quale l’autore delinea personaggi le cui storie richiamano alla mente alcuni dei grandi autori irlandesi. Una scrittura esilarante e in alcuni tratti spietatamente satirica. Boylan non è immune a quell’umorismo nero la cui l’ilarità lo ha posto, per i più accreditati critici, fra lo scrittore statunitense candidato più volte al Nobel Thomas Pynchon e il famoso gruppo comico inglese Monty Python. 

"Pagine in cui si celebra la tradizione letteraria che va da Swift a Beckett, passando per il surreale virtuosismo di Flann O’Brien."                                                                                      Irlandado.it< <

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 Legga qui< la recensione di Sergio Pent.

Legga qui< la recensione di Giordano Tedoldi. 

Legga qui< la recensione di Renzo S. Crivelli. 

Alias

Legga qui< la recensione di Enrico Terrinoni.  

                     

                     Roger Boylan davanti la sua casa d'infanzia a Ginevra, 2009. La casa è stata demolita subito dopo. 

"Quanto a meraviglia, Roger Boylan ne produce moltissima."                       Laura Lilli (La Repubblica)

 

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 Legga qui< la recensione di Laura Lilli